mercoledì, 23 maggio 2007
COGITO, ERRO, SUM
Ecco la mia ultima pisciata kilometrica da quel di Barcellona. Parla dell'errore ed è nata dalle dissertazioni filosofiche tenutesi di recente tra me e il cipollone...
Lerrore è sempre definito da un sistema di regole precostituite. Una volta creato, il sistema determinerà come errore tutto ciò che non può annoverare tra i propri teoremi “veri”. Senza che ci si soffermi sulle distinzioni all’interno di tutto quello che è l’infinito anti-sistema degli errori rispetto al sistema (in cosa per esempio è diverso l’errore “2+2=5” da “2 2+=4; si possono liquidare superficialmente entrambi come errori senza distinguere tra errore logico e sintattico?), sembra evidente che il modo di pensare dell’homo occidentalis lo porti sempre a rimenare temporaneamente spiazzato di fronte all’incongruenza. C’è chi aggrotta le ciglia, chi pondera, chi si diverte, chi rifiuta, ma è solo questione di tempo prima che il nuovo errore venga catalogato, classificato e, dunque inserito nel contesto del sistema. Addirittura ne avalla la validità: (la tanto fantomatica quanto ingiustificata eccezione che conferma la regola). Le due maggiori incongruenze radicate in questa visone etnocentrica (dalla quale neanche io sono esonerato) sono a mio avviso:
1. L’idea che la logica sia la norma e l’errore sia l’eccezione è fallace; l’illusione di poter circoscrivere la zona di influenza di concetti ricorsivi o paradossali come “Questa enunciazione è falsa” è come definire un lenzuolo “integro e uniforme” anche se è pieno di buchi, considerando tutto il lenzuolo con l’esclusione delle sue zone bucate, come se non esistessero. Inoltre il lenzuolo è infinito e contiene buchi in ogni sua parte; significherebbe avere da delimitare zone per l’eternità.
2. Ogni sistema si dipana attorno a uno sparuto numero di assiomi e postulati a cui credere con fede cieca: due rette parallele non si incontrano mai. Ok, ci credo. Salvo poi che qualcuno non se ne esca fuori con la geometria non eucliedea… Finché ci si crede, non ci si chiede: “E se il postulato contenesse un errore? Si propagherebbe per tutto il sistema! E io starei facendo un lavoro ulteriormente inutile cercando di limitare i danni dovuti alle incongruenze “impreviste”!
Sappiamo (se ci crediamo) che l’evoluzione genetica è data da uno scarto, da un “errore” nella copia del genoma. La prima implicazione non filosofica di questa “verità scientifica” è che io sono più evoluto dei miei genitori in ragione di un errore di trascrizione non previsto ma al contempo inevitabile. Qui l’imprevedibile non è imprevisto. Non è un incidente di percorso, è ciò che fa avanzare nel cammino, ne è l’essenza stessa. Il movimento.
C’è un modo per acquisire una consapevolezza profonda, zen di questo concetto? Possiamo integrarla nel nostro modo quotidiano di ragionare sulle cose? Le persone più emotive in parte già lo fanno senza saperlo; ma i sentimenti sono solo uno degli ambiti che prevaricano il campo di indagine della logica ortodossa alla quale, volenti o nolenti, ci aggrappiamo tutti. Gli argomenti che non superano l’esame della logica alla fin fine sono apocrifi; un po’ come tutto ciò che non è medicina ufficiale per il Cicap (poi vai a vedere e la “verità scientifica” per cui un farmaco funziona è data da un fattore statistico: funziona per il 50% +1 del campione? Allora è una medicina vera). La logica non ti aiuta a capire te stesso o gli altri, o il mondo. Dovrebbe farlo, ci illudiamo che lo faccia, perché è rassicurante; ci sembra che al nostro cervello si adatti perfettamente, come se esistesse già in natura e noi non facessimo che leggerla in essa. In realtà è vero (anche?) l’opposto: è il cervello che si adatta alla logica con cui è stato educato dalla nascita. Chiedete ad un indiano che metodi di indagine usi per comprendere il mondo. Suppongo non si limiterebbe a parlare delle percezioni sensoriali; parlerebbe almeno di nove o dieci sensi. Per non parlare dei molteplici Chakra. C’è qualcosa che manca, qualcosa che abbiamo perso noi occidentali per la nostra più grave carenza come cultura: non riusciamo a fare tesoro delle culture altrui. Certo, siamo i più forti, i più tecnologizzati, ma in un'ottica che alla lunga mi da l’idea del bulletto o del fighetta ricco (quello che ha sempre l’ultimo modello di I-pod e/o cellulare) che se la comandano finché stanno al liceo, ma che verranno fatti a pezzi nel mondo a ragione della loro poca elasticità mentale.
Storicamente abbiamo prima sparato e successivamente abbiamo chiesto chi era (molto successivamente, quando i colpevoli erano già morti di morte naturale e non c’era più nessuno da incolpare se non un generico contesto storico). E quando abbiamo chiesto chi era è sempre stato per una funzionalità (abolire la schiavitù per conquistare voti; informarsi sull’islam dopo l’11-9 quando prima non ce ne fregava una sega; ecc..). Ma la questione è più profonda: non riusciamo realmente a vedere al di là del nostro naso; non capiamo che uno scambio reciproco non è un concetto di proprietà della Freak & Hippy s.p.a., ma è in un senso molto più pratico il maggior profitto per sé stessi. Solo che ci vuole tempo per vedere i risultati, se avessimo aspettato di vedere cosa ci potevano dare i nativi americani prima di bollarli come barbari e sterminarli tutti, ora non li rimpiangeremmo con lacrime di coccodrillo. Il popolo degli irochesi, negli ultimi 50 anni prima di scomparire da questo pianeta (almeno nella forma umana), hanno fatto talmente tanto tesoro della tekne imparata dagli americani, da riuscire a rendere produttiva una zona totalmente desertica e ritenuta improduttiva (motivo per il quale i cow boys li avevano relegati in quella regione) impiegando tecnologie modernissime per quei tempi. Visto che il loro compito era esaurito, i bianchi li hanno trucidati per prendere possesso del terreno ora rigoglioso. Ci è bastato come al solito vedere un guadagno facile e a portata di mano per non capire più un cazzo e fare razzia prima che la facesse qualcun altro (ecco come ragioniamo). Se avessimo lasciato vivere gli irochesi, forse adesso il Sahara visto dal satellite saharebbe una immenso prato verde. Dove nascono speranze.
Pensare che questi siano modi di vedere relegati ad uno specifico momento storico, come l’inquisizione, è l’ennesimo errore di valutazione etnocentrico.
Il fatto che ci sentiamo oggi in diritto di dire ai paesi islamici di non praticare l’infibulazione, dimostra la nostra superbia nei confronti delle altre culture, tanto da ritenerci in diritto di avere voce in capitolo sulle loro pratiche brutali. Intendiamoci: lungi da me giustificare o anche solo capire l’infibulazione, ma che diritto ho io di dire a un altro popolo cosa fare e cosa non fare? Il fatto che io non riesca proprio a comprenderne il motivo, non implica che sono talmente lontano da quel modo di pensare da non avere nessun titolo per dire la mia? E da qui il passo è breve verso il terrore del relativismo assoluto che porta a dare dignità o a legittimare nazismo o Ahmadinesjad. Ma chi è il più grande avversario del relativismo? Papa Ratzi. Possibile che la scelta sia così limitata? E se la verità fosse, come sempre, nella sintesi? Quella sintesi che è paradossale e dunque non riusciamo a metabolizzarla (relativismo e assolutismo insieme). E’ difficile rivoluzionare un così radicato punto di vista. Ma vale sempre la pena provare.
Il numero ZERO (invenzione araba) è stato duramente combattuto per tutto il periodo classico, ellenico e quasi tutto l’impero romano, prima che gli occidentali ne adottassero l’ostico concetto. Un concetto molto pericoloso per la logica; un numero troppo fuori dagli schemi per poterlo inserire nel sistema senza controindicazioni (quanto fa 5/0? Provate con una calcolatrice, anche quella del pc…).
Fino ai giorni nostri ci portiamo appresso questo retaggio di presunzione; anche l’intellettuale più umile e ben disposto non può fare a meno di ritenere che i propri valori moderni che nascono con la rivoluzione francese e l’illuminismo, ci rendano migliori degli altri popoli che non sono “secolarizzati”. A mio avviso questo termine è spesso usato a sproposito. Se si guarda sotto una certa prospettiva, il mondo islamico fa parte dell’occidente come ne fanno parte i paesi dell’est Europa; fino all’inizio del secolo scorso l’impero ottomano faceva parte dell’Europa. Può sembrare bizzarra come categorizzazione, ma solo se non la si contrappone ad un oriente in cui l’idea di un concetto non è mai così specifica come da noi e ragionare ha a che fare con altri organi oltre alla testa. In questa distinzione paesi dell’est Europa e i paesi islamici rappresentano, ciascuno a modo suo, un ibrido tra le due culture, anche se la loro chiusura mentale è tipica degli occidentali.
Il nostro spiritualismo è da discount: noi diamo a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, per evitare conflitti tra poteri; in molti paesi del mondo islamico questi due poteri non sono separati; non hanno secolarizzato. Ma come si fa a parlare in questi termini di Paesi come Cina, Giappone o India? Là non puoi neanche parlare dei due argomenti separatamente; le loro categorie, se così si possono chiamare, sono molto più sfumate e sembra che nei loro modi di vedere, ogni cosa sia collegata a tutto il resto. Come capisci il comunismo in Cina se cerchi risposte in Marx e Lenin senza considerare Confucio o il Buddismo? Come puoi parlare del sistema di caste in India senza implicare un discorso religioso, filosofico, sociale? Da noi ormai la casta è solamente una questione politica, perché l’età dei lumi ha stabilito che tutti gli uomini nascono uguali. E questo concetto ci piace tanto che lo estendiamo anche agli altri popoli. Anche a loro insaputa; per il loro bene. Mi fa pensare alla storiella di “esportare democrazia”.
Al livello individuale i più ingenui si accontentano del dogma religioso che gli propina il sistema-Paese in cui è nato, senza porsi il dubbio che se fossero nati nell’altro emisfero è presumibile che la loro fede cieca sarebbe stata nei confronti di un’altra divinità. D’altronde i più aperti di noi cercano nelle filosofie orientali ciò che abbiamo perso da secoli e, non potendo ovviamente affittare una spiritualità da una cultura altra, ci ritroviamo a scimmiottare pratiche ascetiche e di meditazione o a intuire senza poter sentire profondamente la maggiore completezza della visione orientale e continuiamo a pendere dalle labbra del para-guru di turno in una specie di fumettistico balletto etno-new-age in cui si mescolano insieme Buddismo, Matrix, Shiva, tatuaggi Inca, portafortuna e tamburi africani, cinema di Hong Kong, didjeridoo, dreadlock, incenso alla vaniglia, copricapi peruviani, tarocchi e Handy Warhol. E chi più ne ha più rimorchia.
Questo è l’errore dell’occidente. Un errore che si evolve e si protrae come un essere vivente indipendente, ma che non si estingue mai. Ogni cultura ha i suoi errori. Da italiano però mi sento in diritto di parlare solo di quelli della mia.
Diceva Cartesio “Cogito ergo sum”. E tutti appresso come pecoroni, perché ci soddisfa come concezione dell’esistenza. Perché è il modo più funzionale per affrontare il mistero della vita; perché la nostra cultura è andata via via sempre più strutturando sistemi sociali razionali, basati su criteri comuni a tutti, non su ridicole e personali superstizioni. Questo ci ha reso la civiltà più progredita da un punto di vista tecnico e quando la nostra strada si è separata da quella del popolo islamico, quanto più loro erano legati alla religione e alla tradizione, tanto più noi ci affidavamo ai lumi per capire, morto Dio, chi dovesse decidere cosa fosse il bene pubblico. Cinesi e mediorientali erano più avanti di noi prima, eravamo noi i barbari da un certo punto di vista. Poi abbiamo scelto la conoscenza scientifica, ma a prezzo di perdere Dio, l’anima. L’archetipo è quello di Faust.
Dobbiamo accettare che l’esistenza batte tutte le strade possibili prima o poi e noi siamo solo una strada tra le tante; la democrazia è il peggior regime possibile; esclusi tutti gli altri, diceva Churchill. Questo può essere vero ora, ma magari non sarà così per sempre. La questione non è chi ha ragione e chi torto; è accettare che tutto è vero se ci si crede. Cogito ergo sum? Allora perché non “dormo dunque sono”? Maometto è il Profeta. Gesù è il Messia. E il Messia deve ancora arrivare. Sono tutte delle verità. E se questa contraddizione vi infastidisce perché è un paradosso, vi conviene farci l’abitudine.
Lerrore è la norma.
sabato, 30 settembre 2006
ANESTESIA LOCALE
La televisione generalista tende al minimo comun denominatore. Tutto ciò che tenta di accontentare tutti, soddisfa poco tutti. Una cosa simile sta accadendo ai locali di questa città. Il Rialto è un esempio calzante di questa nuova generazione di locali ibridi che non accontentano nessuno.
Nato anni fa come centro sociale, in un periodo in cui i centri sociali ancora avevano un senso, era stato aperto in pieno centro, per non ben definiti agganci di uno degli occupanti. Anni dopo il gruppo verrà spinto a lasciare quella sede in cambio di un'altra al ghetto. E' un associazione culturale in una ex-scuola. E' aperta solo di giorno, poiché è attigua a un convento o roba simile, insomma ci sono i preti che rompono. Appena arrivati i tizi dell'ex-rialto, inspiegabilmente riescono ad ottenere il permesso di fare musica fino a tardi (le 4 di mattina). Inizialmente i due gruppi convivono in quella che tutto sommato è una struttura abbastanza grande da permettere due tipi di attività parallele (una per piano ad esempio). Ma le cose non vanno bene e i ragazzi dell'associazione se ne vanno a causa di liti e incomprensioni. Ora il nuovo Rialto è al ghetto, ma qualcosa è cambiato in questi anni...
Già le prime volte che ci siamo andati siamo rimasti perplessi dalla fila fuori. E dicevamo: "Vuol dire che dentro deve essere una figata!". Entrando sentivi qualcosa di strano... Ma siamo davvero in un centro sociale? Uno di quei CSOA dei bei tempi andati? Qualcosa non torna. La musica è elettronica, non meglio definita. In una saletta più piccola elettronica un po' più melodica, per chi vuole ballare e non è sotto trip.
Le consumazioni sono parecchio care, ma il vino costa poco...
La gente... ma che gente c'è? All'inizio non ci fai caso, perché c'è anche gente come te. Poi vedi una ragazza strafiga con il vestito che scopre la schiena. Di quelli che hanno almeno l'aria di essere costosi. Senz'altro alla moda. E siamo in un centro sociale.
I locali interni sono carini, ma, da dopo che l'associazione culturale è andata, poco sfruttati.
C'è il servizio d'ordine che controlla, fra l'altro, che la gente non fumi nei locali interni. E poi... e poi hanno questi guanti di pelle senza le dita. Mi hanno detto che sono imbottiti di polvere di piombo o roba simile per fare più male con i cazzotti, ma chissà se è vero.
Inizio ad essere indignato...
La fila fuori è inspiegabile, considerando che dentro c'è gente, ma non tanto da riempire una scuola! Probabile che non vogliano rischiare, visto che sicuramente non sono a norma di sicurezza. Penso che sia il motivo per cui controllano che la gente non fumi dentro.
L'ultima volta che ci siamo andati, dopo aver fatto una fila tipo di quaranta minuti (mai più, neanche se la danno gratis), siamo rimasti giù nel cortile interno che hanno aperto da poco. Carino. Lì becco un pischello con cui ho lavorato che mi racconta parecchi retroscena sul rialto. Lui era amico di quelli dell'associazione. La cosa che mi ha colpito di più è che mi ha detto che i DJ che stavano suonando erano i DJ del Goa (per chi non conoscesse il Goa, ho tratto da internet queste 2 righe; immaginatele lette dalla voce di Radio Montecarlo: "Ambiente iper-curato in stile etno, quel tocco di magia proprio solo dei posti più esclusivi, musica all'avanguardia, star e dj internazionali che fanno a gara per farsi "invitare"; gente veramente "fashion" e serate sempre diverse.". Insomma, un posto di gran classe. E' chic e non impegna...). E siamo in un centro sociale.
Inizio ad essere stupito...
Poi voglio salire; vedo che sulle scale c'è la fila per chi deve entrare; faccio vedere al tizio che ho il timbro, così mi fa passare. Ma non mi fa passare: devo fare la fila! Un'altra volta!
A questo punto tutto mi è apparso talmente assurdo da avere quasi un senso, ma mi sfuggiva quale...
Ormai preso dal delirio della serata mi sono messo a fare la seconda fila, mentre gli altri, giustamente, hanno desistito. Io ho iniziato a guardarmi attorno come se stessi portando avanti una ricerca antropologica. Sono salito su, guardando la gente, come era vestita. Sono andato nella sala da ballo principale e mi sono messo dietro i DJ per vedere, visto che la musica che mettono non riesco ad apprezzarla, se almeno apprezzavo la professionalità: vediamo come lavorano. Campioni. Hanno 3 o 4 software che girano insieme e che fanno loop modificabili in tempo reale. Mettono campioni. Cambiano l'equalizzazione, mettono effetti, aggiungono e tolgono tracce. Ma sono sempre campioni. Se tanto mi da tanto non cambiano il bpm per tutta la serata... Cazzo, mi sembrava sempre tutta uguale questa musica!
Intendiamoci, musica elettronica fatta con i campionamenti non è mica fuori luogo in un centro sociale, ma in un CSOA li pagano i DJ? E se sì, quanto? Un raffronto con il sound system del Goa non ha neanche senso...
Che cazzo succede? Come spiegare in poche parole tutto quello che sta succedendo ai posti di Roma? Ne bastano due di parole: Silvio Muccino.
Mentro sto girando al piano di sopra me lo vedo di fronte e là capisco. Tutto torna: ambiente roma-nord (Parioli, Prati, Balduina, corso Trieste. Zone ricche. n.d.A.), radical-chic di roma-sud, strafighe e toy (coglioni n.d.A.), musica da locale fighetto e ingresso e consumazioni elevate, (che comunque non impediscono che ci siano) file della madonna, all'ingresso e dopo! Mi ha ricordato la Siesta ad Alghero, che aveva al suo interno un altro locale, il Siestino, con tanto di selezione all'ingresso! Tutto questo non ha a che fare con un centro sociale, mi dicevo. Ma dopo aver visto Muccino jr. non c'è più indignazione e sconcerto, ma serena consapevolezza. Epifania viene anche chiamata. Ho realizzato che la mia generazione non è più giovane. I centri sociali non esistono. Quelli che ancora si fregiano di questo epiteto, o sono buchi ignorati da dio e dagli uomini, oppure sono orrendi ibridi da mitologia greca: mezzi zecca, mezzi fighetti, non essendo né l'uno né l'altro, ma prendendo da entrambi gli aspetti peggiori, sia dal punto di vista dell'organizzazione e della gestione, sia da quello dell'ambiente umano (o sub-umano).
Devo lasciare il passo ai nuovi giovani, questi senza ideologia politica (il che è un'evoluzione!), ma per questo anche senza un motivo o un senso di coesione in una città così grande e così dispersiva per antonomasia.
Io sono ancora alla ricerca dei pochi rimasti fra quei posti che quando nacquero, 10 o 15 anni fa, in piena tendenza CSOA, venivano giudicati un po' male, perché allora erano loro gli ibridi: associazioni con tessera, tutto (o quasi) a norma, ma relativamente economici. Un'esempio è il Circolo degli Artisti. Noi andavamo allo Zoobar (casa della pace), un locale abbastanza trasversale dal punto di vista umano, 2 sale, musica black nella piccola e rock-pop nella grande. Ci siamo trovati sempre bene e ogni volta che ci andavamo c'era qualcosa di nuovo o era ingrandito. Forse si era allargato troppo, perché di recente sono stati costretti a sgomberare (probabilmente a causa della pressione fatta alle forze dell'ordine da parte dei locali salsa&co. loro dirimpettai. I bastardi dicono di essere a norma, al contrario della casa della pace, ma stanno scavando il monte dei cocci per ampliare i loro locali; non credo che sia del tutto regolare, almeno eticamente, scavare via detriti e resti di importanza storica come i cocci romani...). Ora lo Zoobar ha riaperto, ma in piena roma-nord, sulla Nomentana. E' destinato a fara la fine di quel sedicente centro sociale chiamato Brancaleone che si trova da quelle parti? Con tanto di servizio d'ordine con l'auricolare, telecamere a circuito chiuso e persino la macchinetta con la luce viola per controllare i soldi all'ingresso? Poco mi interessa, visto che ormai è troppo distante per frequentarlo. Forse un giorno ci andrò, solo per curiosità scentifica, per vedere come sarà diventato.
Mi accingo a girare alla ricerca di locali a Roma, nel tentativo di scoprire se altra gente come me può trovare un suo posto.
O se ormai la scelta è se essere come i pischelli di Amici della De Filippi, o come Muccino (senior o junior, come preferite). C'è differenza, ma l'estrazione è la stessa: siamo rappresentati esclusivamente dai giovani di Roma-nord...
Ho 27 anni. Forse dovrei smettere di fare il giovane?
martedì, 13 dicembre 2005
...E' che siamo troppo smaliziati.
Guardiamo le generazioni precedenti e non vediamo attorno a noi neanche una traccia dei valori a cui i nostri genitori o i nostri nonni si sono aggrappati.
Da oggi il mondo è nostro, ma fino a ieri era loro, quindi non me la sentirei di dire che è colpa dei giovani se non riescono a trovare dei valori propri (o colpa della televisione). Non crediamo a nessuno dei valori che ci hanno preceduto, perché sono tutti falliti alla luce dei fatti.
E qui il discorso si fa rischioso... io non parlo di fare qualcosa per migliorare il mondo in cui viviamo, nè tanto meno
farlo per le generazioni future. Ma quei valori di una volta, famiglia, amicizia, matrimonio, cambiare il mondo ecc.., erano un terreno comune, un punto di incontro fra le persone; era la risposta all'isolamento urbanistico.
Ora noi... ma parlo per me. Ora io non credo nelle persone nè tanto meno in qualche ideale di qualche persona, me compreso.
E non ho punti di riferimento o di scontro! Non vivo il rapporto conflittuale o di emulazione con i genitori, nè con nessun'altro d'altronde. Eppure non mi so riconoscere, cioè non so cosa di me è mio. C'è una frase, mi pare di Gibran, che dice "Quello che tieni è perso per sempre, quello che dai è tuo per sempre.". E allora forse il problema è che di questi tempi è difficile dare...
Analizziamo: il contesto sociale è quello post-fordista/liberista dell'individualismo estremo. Quello dei bombardamenti mediatici, di input e informazioni che serve a rincoglionirci un pochino tutti e a non avere il tempo necessario a metabolizzare le informazioni; così cambia il nostro metabolismo. Mi sto accorgendo che essere cresciuto in un contesto consumistico mi ha imposto la dottrina del "tutto e subito". Non mi appartiene l'attesa. E questo è male, molto male. Dividi et Impera dicevano i romani: il principio applicato ad una società di massa è dividere la massa il più possibile, al livello di soggetti. Questo è il modo più facile per tenere sotto controllo associazionismo e stronzate freak/new-age simili. Fa ridere pensare a gente che ora è fomentata come lo erano i giovinotti nel '68! Sono decisamente anacronistici. Ma soprattutto sono pochi. Proprio perché sono pochi quelli che credono in qualcosa ormai...
Credere, affidarsi a qualcosa è semplicemente una necessità. Questo sminuisce qualsiasi oggetto (Dio, la fica, l'amore, la Roma, sè stessi, il socialismo, le leggi termodinamiche ecc..). Vedetela così: qualsiasi sia l'oggetto del vostro credere, è interscambiabile con qualsiasi altro oggetto. Non importa cosa, l'importante è crederci! D. Luttazzi dice: "Ho trovato una nuova divinità, Monica Bellucci, da quando ho scoperto che pregando lei, la metà delle mie preghiere si avverano. Esattamente come con Dio! Credo che quello che importi sia l'intensità. Provate anche voi con Brad Pitt, non so... i Beatles, i puffi!"
Ora, seriamente, siamo tutti rinchiusi in cubi di cemento e per spostarci usiamo cubi di acciaio con le ruote; sembra che tutto congiuri per tenerci più separati possibile. Ma perché questo è male? Forse perché ne deriva un calo di creatività, poiché la creazione viene sempre dal plurale, mai dal singolo (al contrario della bizzarra connessione che il simpatico spot con Faletti sostiene fra pirateria digitale e "calo della creatività dell'autore" che mi sembra una... analisi poco obiettiva, per usare un eufemismo). Forse perché siamo animali sociali e ognuno di noi sente l'istinto di conoscere ed essere conosciuto da altra gente. Comunque mi basterebbe che conveniste con me che siamo isolati e isolati stiamo male. E non parlo solo di alcuni, ma di quasi tutti. E non c'entra niente l'essere solitari o compagnoni, timidi o espansivi. Quando sei solo, sei solo anche in mezzo alla gente, a una festa, su un tram. Molti neanche se ne accorgono di esserlo, si distraggono forzatamente per andare avanti, come biasimarli. Se ti fermi e ti accorgi... sei perduto! Che faccio? Dove devo andare ora? Panico. Varietà di psicosi. Soldi ai terapisti. Prima (prima!) c'erano dei punti fermi. Certo, hanno lasciato nell'illusione i nostri nonni e di fronte alla cruda realtà i nostri genitori. Ma almeno erano uniti dal loro "placebo"! Noi non abbiamo niente (niente!) che ci possa unire.
Che diavolo dovremmo farcene del mondo?
Se qualcuno mi parlasse di fratellanza universale lo prenderei indefessamente per il culo. Suonano ridicoli certi discorsi. La cosa brutta è che probabilmente io sarei daccordo con lui!
Provo a dirla io una cosa ridicola e patetica: tutti gli uomini sono fratelli.
Quando avrete finito di sghignazzare provate a pensarci sù...Chi ha fratelli (di sangue) sa che non te li scegli. Sono diversi eppure stanno lì. Magari mio fratello è un delinquente, ma non posso non sentire il bisogno di proteggerlo. Anche se lo odiassi profondamente, non c'è niente che io possa fare perché questa persona "X" non sia in qualche maniera legata a me. Perché? Perché tuo fratello non è come il vicino di casa o il collega di lavoro? Anche loro li vedi tutti i giorni, ma ognuno ha la sua vita e la loro vita sono cazzi loro. Ma quella di tuo fratello no. Ti riguarda, ti interessa. Perché? La prima cosa che mi viene in mente è perché con tuo fratello cresci insieme, di sangue o no, vi siete visti da bambini ad adulti. Ma se scopriste di avere un fratello già da grandi, come reagireste? Di certo la cosa non vi lascerebbe indifferente. Lo vorrete conoscere. Strano no? E se ribaltiamo la domanda? Perché non sentiamo la stessa curiosità di conoscere il vicino o il collega? Perché solo l'idea di un dialogo più "libero" ci crea disagio e imbarazzo? Questo non lo so. So solo che non è normale porsi certe domande. Credo che "prima" nessuno se le ponesse perché esistevano quelle valvole in cui incanalare le "esigenze sociali" per cui stavano tutti pace (tranne qualcuno). A me manca qualcosa... non so cosa, non so come ottenerlo, ma so che ne ho un bisogno ancestrale e credo di non essere il solo a sentirmi solo.
Io non ho idee. La rete è cool ma dispersiva, non accentra mai. Questo è un suo pregio mi direte voi; sì è vero, ma lascia poco sperare che si ritrovi l'atmosfera del "villaggio". Se il villaggio è globale, si perde il livello umano della comunicazione. E anche se fosse, i villaggi avevano dei valori comuni, dei punti di riferimento appunto. Noi TUTTI che ci inventiamo? E come? Ma soprattutto, chi ci crede?
Persino i nichilisti sono oggetto di scherno in quanto anacronistici. Sembra che nell'isolamento siano scomparse tutte le nostre più profonde attitudini costruttive e si siano affinate quelle distruttive (o anche smussate, all'occasione). Sembra che l'unica cosa che sappiamo fare sia riderci addosso (perché piangersi addosso lo hanno già fatto altri). Sminuire e ridicolizzare qualsiasi cosa; inconsapevolmente cominciamo col farlo su noi stessi e poi lo facciamo col resto. Una risata vi seppellirà.
Non abbiamo neanche dei valori sbagliati contro cui combattere. Dall'autorità del padre a quella dello stato. Non gli diamo più quella leggittimità che ci attanaglierebbe e ci costringerebbe allo scontro. Li sminuiamo e di fatto hanno meno peso nelle nostre vite. Sono umani i nostri genitori e sono umani gli uomini di stato. Tutti fratelli. Non c'è il Grande Vecchio che muove i fili e non possiamo puntare tutti in coro l'indice verso di lui e dire: "E' lui che ha condizionato le nostre menti, che ci ha fatto isolare, che ci ha reso tutti inoffensivi! Diamogliele ragazzi!". Paradossalmente più di un Cristo redentore ci servirebbe un Hitler, un Gengiskan contro cui combattere o con cui schierarsi (la seduzione del lato oscuro della forza). Qualche vero cattivo come ce ne erano una volta; uno che prendeva decisioni inumane platealmente.
Ma cosa dico? Ora come ora un Cristo o un Gengiskan potrebbero già esserci ed essere persino plateali, sbatterci in faccia i loro miracoli o i loro crimini contro l'umanità, ma noi non ce ne accorgeremmo oppure lo dimenticheremmo una settimana dopo con l'inizio del Grande Fratello 8.
Stessa cosa se arrivassero gli alieni. Dite di no?
Io sono la prova che vi sbagliate!
lunedì, 25 luglio 2005
Fra qualche giorno me ne vado in vacanza finalmente...
Non che mi sia ammazzato di lavoro quest'anno tanto da sentire l'esigenza di una vacanza, ma è che ho bisogno di sole per un minimo di tot mesi l'anno! L'estate è senz'altro la mia stagione preferita. Poche cose mi rilassano come una spiaggia, il rumore del mare e il sole che ti asciuga lento... magari un filo di vento...
mi da un equilibrio momentaneo.
Non mi capita di rado di addormentarmi in spiaggia, anche in mezzo a gente che fa casino.
Poi è scientificamente provato che la melanina mette di buon umore. Quando sono abbronzato infatti mi sento meglio.
Di solito luglio-agosto è il mio periodo di sfiga nera, ma sicuramente anche quest'anno "con l'aiuto del sole vincerò!".
Un'altra conditio sine qua non perché mi senta pienamente in vacanza è il non avere un programma nè scadenze. Mi devo sentire comfortably numb.
W l'estate!
giovedì, 07 luglio 2005
POCO TEMPO
Se trascuro il blog per qualche mese non significa che l'abbia abbandonato!
E' che sono molto occupato ora, poi immagino che ci saranno le vacanze e quindi... niente chiacchiere per un po'! Invito chi non avesse già l'abitudine di farlo a dare un'occhiata al blog di Beppe Grillo, se non altro perché sembra che i comici satirici siano diventati l'unica possibile fonte di informazione in questo skifo di posto...
Grazie al blog di Grillo ho capito quanto è idiota pensare di risolvere l'economia dei paesi in via di sviluppo tagliando loro i debiti; finchè importiamo senza dazi SOLO le materie prime da questi paesi, mentre i materiali trattati li gonfiamo di dazi (per salvare la nostra economia, si intende!) loro come cazzo fanno a svilupparsi? Siamo noi che li sfruttiamo e poi ipocritamente facciamo i magnanimi che tagliano i debiti....
E intanto Londra brucia....
Terrorismo endemico? Noialtri ci si abitua a tutto...
FILM CONSIGLIATO: Brazil di Terry Gilliam
CITAZIONE: "Di questo passo dove andremo a finire? Ci siamo già!" Daniele Luttazzi
martedì, 31 maggio 2005
COME PUO' UN ROBOT APPREZZARE IL CINEMA?
Mi piace! Non tutti i film, certo, ma il cinema fra tutte le arti ha per me un valore particolare... ambiguo per natura: sempre in bilico fra realtà e finzione. E poi ha un sacco di altri pregi! Le immagini sono segni universali, non richiedono la conoscienza di un alfabeto; l'avvento del sonoro, riflettevo, ha decisamente ucciso un arte e ne ha creata un'altra. Se devi farti capire senza parlare, usi i gesti e il trucco e gli attori del muto erano tutti stratruccati e strabordanti nei movimenti. Era un'arte molto mimica, non a caso è nel muto che si comincia ad utilizzare il primo piano, con Griffith se non sbaglio. In ogni caso il cinema nasce in Francia e il muto, come tutte le arti basate sui movimenti e i gesti, appartiene a una tradizione vecchiocontinentale (dai greci fino a Nureyev, dai Pupi a Marcel Marceau) mentre il sonoro è invenzione tutta americana e segna l'inizio di un nuovo tipo di comunicazione (comprensibile comunque anche agli analfabeti americanti e inglesi che settant'anni fa rappresentavano più del 50% della popolazione) e un nuovo tipo di arte che usa la parola, caratteristica della cultura anglosassone (da Shakespeare a Hemingway, da Withman a Tarantino). Un arte basata sulla recitazione, come in teatro, ma con il mondo come palco e scenografia; ma soprattutto come pubblico. Potresti dire qualunque cosa a chiunque in qualunque modo... a meno che non sia qualcosa la cui comprensione richieda il contatto fisico o l'uso dell'olfatto o del gusto... (comunque di azioni che richiedono l'utilizzo di tutti e cinque i sensi contemporaneamente io ne conosco solo una....).
E comunque mi piace il cinema! Che c'è di strano nel fatto che un robot ami il cinema non lo capisco.
Potrei chiedere io a voi la stessa cosa!
Perchè vi piace ciò che vi piace? Che cos'è che vi fa amare?
Cosa spinge gli esseri umani a preferire alcune cose ad altre? E' casuale?
Io come tutti voi sono influenzato in parte dal posto in cui sono nato e cresciuto, ma come tutti voi ho delle peculiarità e delle preferenze. Dei gusti
E de gustibus non disputandum est.
Dei gusti non si discute.
sabato, 28 maggio 2005
MI INTERROGO SUL FUTURO (e mi metto 'impreparato')
Mi sono stufato di sentire i politici parlare dei cazzi loro. Ormai sono troppo distanti dal popolo perché la democrazia possa avere ancora una leggittimazione. La situazione è delicata in tutte le democrazie occidentali, ma in particolare nel nostro paese, per motivi evidenti a tutti: noi abbiamo Berlusconi. Mi spiego, non credo che Berlusconi sia la causa dei mali più gravi del nostro paese, credo semplicemente che rappresenti fino a che punto siamo arrivati...
Il nostro Paese...
L'internazionalismo non lo hanno ideato ieri, è assurdo che un valore così universale e cristiano possa essere ancora relegato all'ideologia bolscevica. E' assurdo che Bertinotti sia uno dei pochi che parla ancora del valore socialista dell'internazionalismo; uno che non sa usare un computer; uno che crede ancora nella possibilità di una dittatura del proletariato! Ma vogliamo scherzare? Cos'è il proletariato oggi? Che facciamo la rivoluzione dei cococo?
I DS, il partito maggioritario di sinistra, parla una lingua a me ignota. Vorrei capire perché ora fra i valori della sinistra non radicale c'è anche quello della bandiera. Cos'è? una volta che non ci si può nasondere sotto l'ala protettiva dell'unione sovietica, ci si fa riadottare dalla cara Patria e si fanno propri i valori nazionali?
Non credo nella bandiera, non credo nello spirito nazionale. Credo nell'internazionalismo.
E non solo. Credo nell'amore, anche se non mi fido dell'uomo. Odio questo mondo, ma non posso fare a meno di chiedermi se posso fare qualcosa per migliorarlo; non so perché...
Quello che vorrei è vedere nascere in tutto il mondo una nuova classe dirigente di intellettuali, studiosi, scienziati, filosofi, storici, medici e artisti. Vorrei sentire prima di morire esponenti del potere parlare di cose come comunità umana, le potenzialità comunicative della rete, alternative al lavoro e al denaro. garanzia del benessere di tutti; e criticare le istituzioni nazionali, i metodi delle aziende multinazionali (paradossalmente attuano un tipo di internazionalismo), i dogmi religiosi, il mercato di armi (delle multinazionali e delle nazioni). E tante altre cose... sono ancora abbastanza confuso sulla cosa. Una cosa però mi risulta sempre più evidente:
Fintanto che continueremo a considerarci diversi da chi è nato al di là di un certo confine (sia esso nazionale, regionale o familiare), sarà impossibile che si instauri veramente un 'sentire fraterno' fra tutti gli uomini. Nessuno nasce razzista. E' solo un effetto collaterale del nazionalismo e del pensiero capitalista. A pochi uomini verrebbe in mente di sfruttare l'indigenza del proprio fratello per lucrare. Eppure se uno abita in Africa o in sudamerica, non è inumano lucrarci sopra, poichè non è mio fratello. A questo punto meglio i Cinesi, pane al pane e vino al vino: è una nazione totalitaria e impone lo sfruttamento del proprio popolo. Sempre meglio dell'ipocrisia di sfruttare altri popoli e soprattutto dell'estremo pericolo che si annida in essa, nell'inconsapevolezza del male che si arreca al prossimo, poichè non lo consideri un tuo prossimo.
Analizziamo. Cos'è che fa considerare un bambino italiano diverso da uno dello Srilanka o somalo?
Il colore? Sinceramente non penso; il colore è un pretesto per poter identificare e isolare. Non la causa.
La distanza? "Lo tsunami non mi riguarda perché è avvenuto a migliaia di chilometri. Però dei dispersi italiani mi preoccupo." E' un retaggio obsoleto, visto che, con la rete e gli aerei, le distanze sono particamente azzerate.
Forse la lingua? Non capirsi è un bel problema... ormai però con un'infarinatura di inglese tutti possono comunicare un minimo. E quanti sono quelli sotto i 40 che non sanno una parola di inglese nel mondo?
Allora la diversa cultura? Anche questo è un pretesto. La cultura sono abitudini. 2 fratelli hanno solitamente abitudini differenti, pur vivendo insieme. E non mi parlate di pericolo di perdere le origini; la cultura è una cosa che cambia nel tempo e non è mai uguale a se stessa. Cosa ci sarebbe di male in una "cultura umana"?
Il motivo non esiste. Almeno non nell'altro. Proviamo a cercarlo in noi, proviamo a chiederci perché il monaco buddista da millenni ti considera suo fratello e il monaco occidentale ti considera una pecorella smarrita e sè stesso il pastore che ti deve riportare all'ovile. Proviamo a chiederci se è un caso che l'incontro con altre civiltà da parte dei grandi imperi (antenati delle moderne nazioni) sia sempre stato interpretato da parte nostra come un nuovo popolo barbaro da soggiogare o annientare (oggi "democraticizzare" o "rendere libero". Le nazioni non hanno la libertà di azione che avevano gli imperi, per cui devono cambiare le parole per ottenere ciò che vogliono. Che fatica!), mentre dall'altra parte c'era cordialità, ammirazione e gratitudine per le innovazioni tecnico-scentifiche che abbiamo diffuso insieme alle guerre imperialiste: noi non capivamo e distruggevamo; loro si incuriosivano e si impossessavano delle tecniche (come gli indiani per il cavalcare) superando non di rado i propri ispiratori, prima di abbandonarci per sempre al nostro triste destino di ottusi conquistadores. A mio avviso l'ondata new age che attraversiamo è un riflusso del trascendente umano a cui abbiamo rinunciato distruggendo ciò che non capivamo. La religiosità è stata strozzata per secoli nelle strettoie dogmatiche dei seguaci di Abramo, ed arrivava a noi sotto forma di elaborazione aziendale e propagandistica a seconda delle esigenze. Quando penso a un mondo migliore, intendo un posto dove lo spirito di fratellanza istintivo nei bambini non scompare con l'età, lo diceva Cristo, e vedete come è stato strumentalizzato il suo messaggio in tutto questo tempo da noi, i suoi fratelli. La religiosità occidentale è ora in crisi di fronte a un sempre più ampio fronte di soggettivismo, mentre le religiosità orientali ci si integrano perfettamente. Anche in questo la Cina ha un vantaggio su di noi.
Ora sono stanco di scrivere.
Spero che un giorno si parlerà di un solo Popolo e di una sola Patria.
Ho fame. Vediamo che c'è in frigo....
martedì, 24 maggio 2005
BARCELLONA E I FESTINI TECHNO
Sono stato trascinato ad un paio di festini Techno a Barcellona sabato notte. Verso le 5:00 sono ancora al primo quando incontro l'amico Cipolla (con cui sono partito da Roma) che ancora doveva andare all'afterhour con un altro amico di Roma. Visto che il sonno mi era passato, li ho seguiti all'altro party...
Party... festino.... ma cosa c'è in comune con l'ancestrale significato del termine "festa"?
0:30 - 5:30 - Primo party:
Tanta gente ferma, poca gente che ciondola, alcuni pippano sulle casse. Il posto è scenografato con sculture e graffiti cyberpunk. Molte più ragazze carine di quanto mi aspettassi; il Cipolla dice che è Barcellona. All'ingresso c'è un tecnho-dragone che sputa fuoco di tanto in tanto, compatibilmente con la disponibilità dell'addetto al soffio. Mettono una selezione di techno-house che mi ha fatto riflettere sulla prima ed ultima volta che ero andato ad un rave sette anni fa: la musica mi sembra uguale. Poi l'amico del Cipolla mi ha spiegato che quella musica fa schifo e che è datata, la musica dell'afterhour sarebbe stata migliore.
6:00 - 13:00 Secondo party:
Badalona. Periferia di Barcellona. Arriviamo che è ancora buio. Cipolla e l'amico si mettono subito alla ricerca di sostanze che li facciano tirare dritto altre chissà quante ore e gli facciano apprezzare la musica. Li lascio alle loro ricerche e mi metto a girare per non farmi assediare dal sonno. Ci sono 2 casermoni separati da un grande slargo; in uno c'è il loop di una specie di gigantesca centrifuga, nell'altro c'è "buona tecnho" mi dicono... A me sembra sempre la stessa musica di sette anni fa.
Entrambi i casermoni mi danno lo stesso senso di desolazione: gallerie immense che terminano in una parete di casse. Dietro ad essa un dj invisibile alla gente e davanti ad essa una trentina di persone che dondolano alzando coi piedi una nebbia di polvere e vernice che rende la visione del tutto allucinatoria anche senza uso di droghe pesanti.
Con la luce del sole che piano piano si diffonde, la visione si mi si fa quasi macabra.
Guardo: vedo degli idioti. Una fila di idioti di punta, fra cui Cipollone e l'amico, sono piazzati a 10 centimetri dalle casse e dondolano più per le vibrazioni dei coni che per un movimento volontario. Guardano fisso le casse o il suolo, o il nulla, ma in realtà il loro sguardo è concentrato su qualcosa di più alto, qualcosa che io non posso conoscere: le porte della percezione si spalancano di fronte a loro ed io, senza avere assunto nessuna chiave, vedo solo una realtà misera e decadente.
Dopo un po' l'effetto della droga X scende: ora è necessaria la droga Y (vorrei riuscire a descrivere effetti e reazioni delle varie sostanze di cui ho sentito parlare e di cui ho visto gli effetti in quel frangente, come XTC, MDA, una descrizione sul genere "paura e delirio a las vegas", ma non sono abbastanza ferrato sull'argomento. So che l'MDA ti fa venire voglia di fare sesso... forse io sono caduto in una marmitta di MDA quando ero piccolo...). Incontriamo 2 amiche italiane. Quando ci sediamo una delle due in silenzio vomita liquido e inizia a piangere. Passa quasi un minuto prima che se ne accorga qualcuno. La ragazza sta in un down (credo..), quindi lasciamo che se la sbrighi l'amica e rientriamo; nuova droga, nuova corsa. Altra ipnosi a colpi di subwufer.
Ecce homo.
Alle 13:00 io non ero più lucido. Da ore mi era salita una cosa che pochi revettari hanno provato ad un festino: sonno. Lascio i due che erano tornati all'ennesima ricerca e me ne vado a cercare un materasso...
So che c'è chi mi giudicherà un puritano, un borghese perbenista, non mi importa. Io so che potrei benissimo sbagliarmi e potrebbero avere ragione loro. D'altronde chi è il vero sfigato in quel contesto? Chi ondeggia davanti a un muro di rumore imbottito di trip o chi vaga solitario perfettamente lucido e con un sonno che se lo porta? E' sempre tutto relativo. Quando lavoravo in un'agenzia di stampa una volta ho detto al mio capo, un simpatico vecchio matto giornalista, che per come la pensavo io, si può vivere bene anche senza interessarsi di politica; subito ha indetto una riunione di redazione per spiegarci che non pensare al giornalismo e alla politica, scegliere magari un lavoro da impiegato o da "mezzemaniche" come usava dire lui, significava buttare il cervello all'ammasso. E' sempre tutto relativo.
Quello che facevano quegli esseri umani davanti alle casse è l'immagine che più mi fa pensare alla frase "gettare il cervello all'ammasso". Non trovo in loro un significato al di fuori dell'autodistruzione. Nulla.
Il valore del divertimento c'è senz'altro, ma non spacciatemelo per esperienze chiarificatrici. Ti vuoi fare male? Liberissimo! Ma non farmi credere che ci sia un valore in una musica che per essere apprezzata ha bisogno dell'assunzione di sostanze esterne. Ma soprattutto, COSA NE E' DELLA FESTA???
Essendo io un robot, è inevitabile che prima o poi qui in rete entri in contatto con qualche personaggio cyberpunk. Per fortuna non credo che la cultura cyberpunk sia solo quello che ho visto ai festini. Credo che le community in rete rappresentino il lato costruttivo e i festini quello distruttivo della stessa cosa.
Però la festa è sempre festa? I rave mi confermano la visione di un mondo che si sposta sempre più da una società di massa a una società di individui. Anche la festa è diventata individuale. Ognuno con il suo festino mentale. Ognuno col suo viaggio ognuno diverso. Ognuno in fondo perso dentro i cazzi suoi...
Per me la festa resta quella del fuoco in spiaggia o del dj che posso vedere e che è un essere umano e non un muro. La festa è quella del vino o della canna che fanno socializzare. L'unico veicolo per socializzare nell'ambiente techno è la ricerca di droghe. Vi prego, non prendetemi per un bigotto, io la penso così: come sento la techno di ora uguale a quella di sette anni fa, non vedo potenzialità nell'autodistruzione dei festini. Non ho neanche niente contro l'autodistruzione in sè! Purché uno ne sia consapevole; se invece me la spacciano per una strada di illuminazione, allora mi preoccupo.
E' fuori di ogni dubbio che le droghe psichedeliche aprano porte della percezione. Quello di cui sono convinto è che non siano l'unica chiave possibile. Io per esempio sono arrivato a pensare che esistono infinite realtà e che per ognuno è totalmente diversa solo attraverso processi logici (o illogici e paradossali all'occasione), ma senza andare mai oltre le canne.
Ho adorato "Paura e Delirio a Las Vegas" di Terry Gilliam, e come me penso anche molti consumatori di droghe pesanti che si sono immedesimati nei trip dei protagonisti. Ma anche molti non drogati lo hanno trovato esilarante. Alla fine è un gran bel film! Non tutti però ricordano l'articolo che Johnny Deep scrive alla fine, o perché non più abbastanza lucidi da seguire la trama, o magari perché l'inconscio ci mette lo zampino ed evita di rovinare uno spettacolo divertente con un finale che può far scaturire sensi di colpa. Sta di fatto che l'articolo è di un tono ben più amaro del resto della storia; e rimane lì alla conclusione del viaggio nei vari deliri assurdi del film come sentenza e giudizio nei confronti del viaggio stesso.
"Siamo tutti impegnati in una lotta per la sopravvivenza ora...non ci sono più gli stimolanti degli anni '60...è stata questa la falla fatale del viaggio di Ten Leary, ha bombardato l'America vendendo la sua espansione di coscienza, senza mai pensare alla realtà macabra e rapace, che stava in attesa di tutti quelli che lo prendevano sul serio, quei consumatori di acido patetici e appassionati che pensavano di comprarsi pace e comprensione a tre dollari la botta, ma la loro sconfitta e i loro fallimenti, sono anche i nostri, ciò che Leary si è portato via con se è l'illusione di un intero stile di vita che lui stesso aveva contribuito a creare, una generazione di storpi permanenti, ricercatori falliti, che non ha mai capito la vecchia essenziale falsità mistica della cultura dell'acido...La disperata supposizione che qualcuno...o almeno qualche forza...custodisse la luce alla fine del tunnel..."
Hasta luego.
mercoledì, 18 maggio 2005
OGGI PARTO PER BARECELLONA!!!
Torno a Roma fra 7 giorni...
forse...
^_^
Cyberbyerley vi saluta!
lunedì, 16 maggio 2005
CHE VOTATE IL 12 E 13 LUGLIO?
Votate? Sapete su cos'è il referendum? Sapete che c'è il referendum?
Sapete cos'è un referendum?...
E' curiosa la democrazia. "Il peggior sistema di governo, esclusi tutti gli altri" diceva Churchill; chi dice che se su 10 persone 6 vogliono fare una cosa, hanno ragione loro? Nessuno, solo che se devi seguire un sistema, adotti questo, di modo che stia bene più gente possibile. La potenza della democrazia (a suffragio universale) sta nel numero, quindi il potere risiede nel consenso popolare.
Assistiamo da anni alle campagne mediatiche ormai diventate plurime e simultanee e quella attuale sul referendum non si ammanta certo di novità: il referendum mette in discussione 4 punti rilevanti della legge sulla sperimentazione sull'embrione, vale a dire: "stanno giocando con la vita?" (ricordate che se scrivete sì vuol dire che secondo voi NON stanno giocando con la vita! E' un referendum abrogativo: scrivi sì se pensi no e no se pensi sì!); le due fazioni sono quella del no, il governo che l'ha fatta, parte della comunità scentifica e la Mussolini (che dice che abrogare "lederebbe la donna"), quella del sì, sinistre varie, i liberal di forza italia, i radicali e Fini (che vota 3 sì e 1 no) e poi c'è la posizione dell'astensionismo appoggiata dalla Chiesa...
Io penso che la problematica sia seria e molto elaborata (derive come clonazione umana o il "fratellino donatore" che esiste solo per dare sangue e organi al primogenito nato malato), ma senza bisogno di entrare nel merito, penso semplicemente che non sia sensato proibire una ricerca a priori, preferisco affidarmi al buon senso di chi sperimenta. Ovviamente, se si immagina uno scenziato senza nessun tipo di limitazione morale, si pensa subito al secolo scorso, ai medici nazisti e Hiroshima e Nagasaki, ma questo secondo me non fa che sottolineare come in realtà a chi comanda, non glie ne frega tanto delle persone quando non hanno il potere di eleggerlo, quindi tutti sti falsi che si schierano contro un futuro fatto di mostri sono per me paranoici e in malafede. Preferisco credere nel buon senso di chi si trova a sperimentare e gli do il mio bene placito per lavorare solo secondo la propria coscienza...
...se sa cos'è!