sabato, 28 maggio 2005
MI INTERROGO SUL FUTURO (e mi metto 'impreparato')

Mi sono stufato di sentire i politici parlare dei cazzi loro. Ormai sono troppo distanti dal popolo perché la democrazia possa avere ancora una leggittimazione. La situazione è delicata in tutte le democrazie occidentali, ma in particolare nel nostro paese, per motivi evidenti a tutti: noi abbiamo Berlusconi. Mi spiego, non credo che Berlusconi sia la causa dei mali più gravi del nostro paese, credo semplicemente che rappresenti fino a che punto siamo arrivati...
Il nostro Paese...
L'internazionalismo non lo hanno ideato ieri, è assurdo che un valore così universale e cristiano possa essere ancora relegato all'ideologia bolscevica. E' assurdo che Bertinotti sia uno dei pochi che parla ancora del valore socialista dell'internazionalismo; uno che non sa usare un computer; uno che crede ancora nella possibilità di una dittatura del proletariato! Ma vogliamo scherzare? Cos'è il proletariato oggi? Che facciamo la rivoluzione dei cococo?
I DS, il partito maggioritario di sinistra, parla una lingua a me ignota. Vorrei capire perché ora fra i valori della sinistra non radicale c'è anche quello della bandiera. Cos'è? una volta che non ci si può nasondere sotto l'ala protettiva dell'unione sovietica, ci si fa riadottare dalla cara Patria e si fanno propri i valori nazionali?
Non credo nella bandiera, non credo nello spirito nazionale. Credo nell'internazionalismo.
E non solo. Credo nell'amore, anche se non mi fido dell'uomo. Odio questo mondo, ma non posso fare a meno di chiedermi se posso fare qualcosa per migliorarlo; non so perché...
Quello che vorrei è vedere nascere in tutto il mondo una nuova classe dirigente di intellettuali, studiosi, scienziati, filosofi, storici, medici e artisti. Vorrei sentire prima di morire esponenti del potere parlare di cose come comunità umana, le potenzialità comunicative della rete, alternative al lavoro e al denaro. garanzia del benessere di tutti; e criticare le istituzioni nazionali, i metodi delle aziende multinazionali (paradossalmente attuano un tipo di internazionalismo), i dogmi religiosi, il mercato di armi (delle multinazionali e delle nazioni). E tante altre cose... sono ancora abbastanza confuso sulla cosa. Una cosa però mi risulta sempre più evidente:
Fintanto che continueremo a considerarci diversi da chi è nato al di là di un certo confine (sia esso nazionale, regionale o familiare), sarà impossibile che si instauri veramente un 'sentire fraterno' fra tutti gli uomini. Nessuno nasce razzista. E' solo un effetto collaterale del nazionalismo e del pensiero capitalista. A pochi uomini verrebbe in mente di sfruttare l'indigenza del proprio fratello per lucrare. Eppure se uno abita in Africa o in sudamerica, non è inumano lucrarci sopra, poichè non è mio fratello. A questo punto meglio i Cinesi, pane al pane e vino al vino: è una nazione totalitaria e impone lo sfruttamento del proprio popolo. Sempre meglio dell'ipocrisia di sfruttare altri popoli e soprattutto dell'estremo pericolo che si annida in essa, nell'inconsapevolezza del male che si arreca al prossimo, poichè non lo consideri un tuo prossimo.

Analizziamo. Cos'è che fa considerare un bambino italiano diverso da uno dello Srilanka o somalo?
   Il colore? Sinceramente non penso; il colore è un pretesto per poter identificare e isolare. Non la causa.
   La distanza? "Lo tsunami non mi riguarda perché è avvenuto a migliaia di chilometri. Però dei dispersi italiani mi preoccupo." E' un retaggio obsoleto, visto che, con la rete e gli aerei, le distanze sono particamente azzerate.
   Forse la lingua? Non capirsi è un bel problema... ormai però con un'infarinatura di inglese tutti possono comunicare un minimo. E quanti sono quelli sotto i 40 che non sanno una parola di inglese nel mondo?
   Allora la diversa cultura? Anche questo è un pretesto. La cultura sono abitudini. 2 fratelli hanno solitamente abitudini differenti, pur vivendo insieme. E non mi parlate di pericolo di perdere le origini; la cultura è una cosa che cambia nel tempo e non è mai uguale a se stessa. Cosa ci sarebbe di male in una "cultura umana"?
Il motivo non esiste. Almeno non nell'altro. Proviamo a cercarlo in noi, proviamo a chiederci perché il monaco buddista da millenni ti considera suo fratello e il monaco occidentale ti considera una pecorella smarrita e sè stesso il pastore che ti deve riportare all'ovile. Proviamo a chiederci se è un caso che l'incontro con altre civiltà da parte dei grandi imperi (antenati delle moderne nazioni) sia sempre stato interpretato da parte nostra come un nuovo popolo barbaro da soggiogare o annientare (oggi "democraticizzare" o "rendere libero". Le nazioni non hanno la libertà di azione che avevano gli imperi, per cui devono cambiare le parole per ottenere ciò che vogliono. Che fatica!), mentre dall'altra parte c'era cordialità, ammirazione e gratitudine per le innovazioni tecnico-scentifiche che abbiamo diffuso insieme alle guerre imperialiste: noi non capivamo e distruggevamo; loro si incuriosivano e si impossessavano delle tecniche (come gli indiani per il cavalcare) superando non di rado i propri ispiratori, prima di abbandonarci per sempre al nostro triste destino di ottusi conquistadores. A mio avviso l'ondata new age che attraversiamo è un riflusso del trascendente umano a cui abbiamo rinunciato distruggendo ciò che non capivamo. La religiosità è stata strozzata per secoli nelle strettoie dogmatiche dei seguaci di Abramo, ed arrivava a noi sotto forma di elaborazione aziendale e propagandistica a seconda delle esigenze. Quando penso a un mondo migliore, intendo un posto dove lo spirito di fratellanza istintivo nei bambini non scompare con l'età, lo diceva Cristo, e vedete come è stato strumentalizzato il suo messaggio in tutto questo tempo da noi, i suoi fratelli. La religiosità occidentale è ora in crisi di fronte a un sempre più ampio fronte di soggettivismo, mentre le religiosità orientali ci si integrano perfettamente. Anche in questo la Cina ha un vantaggio su di noi.
Ora sono stanco di scrivere.
Spero che un giorno si parlerà di un solo Popolo e di una sola Patria.
Ho fame. Vediamo che c'è in frigo....
postato da: Byerley alle ore 18:13 | Permalink | commenti
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