martedì, 13 dicembre 2005

...E' che siamo troppo smaliziati.

Guardiamo le generazioni precedenti e non vediamo attorno a noi neanche una traccia dei valori a cui i nostri genitori o i nostri nonni si sono aggrappati.
Da oggi il mondo è nostro, ma fino a ieri era loro, quindi non me la sentirei di dire che è colpa dei giovani se non riescono a trovare dei valori propri (o colpa della televisione). Non crediamo a nessuno dei valori che ci hanno preceduto, perché sono tutti falliti alla luce dei fatti.
E qui il discorso si fa rischioso... io non parlo di fare qualcosa per migliorare il mondo in cui viviamo, nè tanto meno
farlo per le generazioni future. Ma quei valori di una volta, famiglia, amicizia, matrimonio, cambiare il mondo ecc.., erano un terreno comune, un punto di incontro fra le persone; era la risposta all'isolamento urbanistico.
Ora noi... ma parlo per me. Ora io non credo nelle persone nè tanto meno in qualche ideale di qualche persona, me compreso.
E non ho punti di riferimento o di scontro! Non vivo il rapporto conflittuale o di emulazione con i genitori, nè con nessun'altro d'altronde. Eppure non mi so riconoscere, cioè non so cosa di me è mio. C'è una frase, mi pare di Gibran, che dice "Quello che tieni è perso per sempre, quello che dai è tuo per sempre.". E allora forse il problema è che di questi tempi è difficile dare...
Analizziamo: il contesto sociale è quello post-fordista/liberista dell'individualismo estremo. Quello dei bombardamenti mediatici, di input e informazioni che serve a rincoglionirci un pochino tutti e a non avere il tempo necessario a metabolizzare le informazioni; così cambia il nostro metabolismo. Mi sto accorgendo che essere cresciuto in un contesto consumistico mi ha imposto la dottrina del "tutto e subito". Non mi appartiene l'attesa. E questo è male, molto male. Dividi et Impera dicevano i romani: il principio applicato ad una società di massa è dividere la massa il più possibile, al livello di soggetti. Questo è il modo più facile per tenere sotto controllo associazionismo e stronzate freak/new-age simili. Fa ridere pensare a gente che ora è fomentata come lo erano i giovinotti nel '68! Sono decisamente anacronistici. Ma soprattutto sono pochi. Proprio perché sono pochi quelli che credono in qualcosa ormai...
Credere, affidarsi a qualcosa è semplicemente una necessità. Questo sminuisce qualsiasi oggetto (Dio, la fica, l'amore, la Roma, sè stessi, il socialismo, le leggi termodinamiche ecc..). Vedetela così: qualsiasi sia l'oggetto del vostro credere, è interscambiabile con qualsiasi altro oggetto. Non importa cosa, l'importante è crederci! D. Luttazzi dice: "Ho trovato una nuova divinità, Monica Bellucci, da quando ho scoperto che pregando lei, la metà delle mie preghiere si avverano. Esattamente come con Dio! Credo che quello che importi sia l'intensità. Provate anche voi con Brad Pitt, non so... i Beatles, i puffi!"
Ora, seriamente, siamo tutti rinchiusi in cubi di cemento e per spostarci usiamo cubi di acciaio con le ruote; sembra che tutto congiuri per tenerci più separati possibile. Ma perché questo è male? Forse perché ne deriva un calo di creatività, poiché la creazione viene sempre dal plurale, mai dal singolo (al contrario della bizzarra connessione che il simpatico spot con Faletti sostiene fra pirateria digitale e "calo della creatività dell'autore" che mi sembra una... analisi poco obiettiva, per usare un eufemismo). Forse perché siamo animali sociali e ognuno di noi sente l'istinto di conoscere ed essere conosciuto da altra gente. Comunque mi basterebbe che conveniste con me che siamo isolati e isolati stiamo male. E non parlo solo di alcuni, ma di quasi tutti. E non c'entra niente l'essere solitari o compagnoni, timidi o espansivi. Quando sei solo, sei solo anche in mezzo alla gente, a una festa, su un tram. Molti neanche se ne accorgono di esserlo, si distraggono forzatamente per andare avanti, come biasimarli. Se ti fermi e ti accorgi... sei perduto! Che faccio? Dove devo andare ora? Panico. Varietà di psicosi. Soldi ai terapisti. Prima (prima!) c'erano dei punti fermi. Certo, hanno lasciato nell'illusione i nostri nonni e di fronte alla cruda realtà i nostri genitori. Ma almeno erano uniti dal loro "placebo"! Noi non abbiamo niente (niente!) che ci possa unire.
Che diavolo dovremmo farcene del mondo?
Se qualcuno mi parlasse di fratellanza universale lo prenderei indefessamente per il culo. Suonano ridicoli certi discorsi. La cosa brutta è che probabilmente io sarei daccordo con lui!
Provo a dirla io una cosa ridicola e patetica: tutti gli uomini sono fratelli.
Quando avrete finito di sghignazzare provate a pensarci sù...Chi ha fratelli (di sangue) sa che non te li scegli. Sono diversi eppure stanno lì. Magari mio fratello è un delinquente, ma non posso non sentire il bisogno di proteggerlo. Anche se lo odiassi profondamente, non c'è niente che io possa fare perché questa persona "X" non sia in qualche maniera legata a me. Perché? Perché tuo fratello non è come il vicino di casa o il collega di lavoro? Anche loro li vedi tutti i giorni, ma ognuno ha la sua vita e la loro vita sono cazzi loro. Ma quella di tuo fratello no. Ti riguarda, ti interessa. Perché? La prima cosa che mi viene in mente è perché con tuo fratello cresci insieme, di sangue o no, vi siete visti da bambini ad adulti. Ma se scopriste di avere un fratello già da grandi, come reagireste? Di certo la cosa non vi lascerebbe indifferente. Lo vorrete conoscere. Strano no? E se ribaltiamo la domanda? Perché non sentiamo la stessa curiosità di conoscere il vicino o il collega? Perché solo l'idea di un dialogo più "libero" ci crea disagio e imbarazzo? Questo non lo so. So solo che non è normale porsi certe domande. Credo che "prima" nessuno se le ponesse perché esistevano quelle valvole in cui incanalare le "esigenze sociali" per cui stavano tutti pace (tranne qualcuno). A me manca qualcosa... non so cosa, non so come ottenerlo, ma so che ne ho un bisogno ancestrale e credo di non essere il solo a sentirmi solo.
Io non ho idee. La rete è cool ma dispersiva, non accentra mai. Questo è un suo pregio mi direte voi; sì è vero, ma lascia poco sperare che si ritrovi l'atmosfera del "villaggio". Se il villaggio è globale, si perde il livello umano della comunicazione. E anche se fosse, i villaggi avevano dei valori comuni, dei punti di riferimento appunto. Noi TUTTI che ci inventiamo? E come? Ma soprattutto, chi ci crede?
Persino i nichilisti sono oggetto di scherno in quanto anacronistici. Sembra che nell'isolamento siano scomparse tutte le nostre più profonde attitudini costruttive e si siano affinate quelle distruttive (o anche smussate, all'occasione). Sembra che l'unica cosa che sappiamo fare sia riderci addosso (perché piangersi addosso lo hanno già fatto altri). Sminuire e ridicolizzare qualsiasi cosa; inconsapevolmente cominciamo col farlo su noi stessi e poi lo facciamo col resto. Una risata vi seppellirà.
Non abbiamo neanche dei valori sbagliati contro cui combattere. Dall'autorità del padre a quella dello stato. Non gli diamo più quella leggittimità che ci attanaglierebbe e ci costringerebbe allo scontro. Li sminuiamo e di fatto hanno meno peso nelle nostre vite. Sono umani i nostri genitori e sono umani gli uomini di stato. Tutti fratelli. Non c'è il Grande Vecchio che muove i fili e non possiamo puntare tutti in coro l'indice verso di lui e dire: "E' lui che ha condizionato le nostre menti, che ci ha fatto isolare, che ci ha reso tutti inoffensivi! Diamogliele ragazzi!". Paradossalmente più di un Cristo redentore ci servirebbe un Hitler, un Gengiskan contro cui combattere o con cui schierarsi (la seduzione del lato oscuro della forza). Qualche vero cattivo come ce ne erano una volta; uno che prendeva decisioni inumane platealmente.
Ma cosa dico? Ora come ora un Cristo o un Gengiskan potrebbero già esserci ed essere persino plateali, sbatterci in faccia i loro miracoli o i loro crimini contro l'umanità, ma noi non ce ne accorgeremmo oppure lo dimenticheremmo una settimana dopo con l'inizio del Grande Fratello 8.
Stessa cosa se arrivassero gli alieni. Dite di no?
Io sono la prova che vi sbagliate!

postato da: Byerley alle ore 16:32 | Permalink | commenti
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