ANESTESIA LOCALE
La televisione generalista tende al minimo comun denominatore. Tutto ciò che tenta di accontentare tutti, soddisfa poco tutti. Una cosa simile sta accadendo ai locali di questa città. Il Rialto è un esempio calzante di questa nuova generazione di locali ibridi che non accontentano nessuno.
Nato anni fa come centro sociale, in un periodo in cui i centri sociali ancora avevano un senso, era stato aperto in pieno centro, per non ben definiti agganci di uno degli occupanti. Anni dopo il gruppo verrà spinto a lasciare quella sede in cambio di un'altra al ghetto. E' un associazione culturale in una ex-scuola. E' aperta solo di giorno, poiché è attigua a un convento o roba simile, insomma ci sono i preti che rompono. Appena arrivati i tizi dell'ex-rialto, inspiegabilmente riescono ad ottenere il permesso di fare musica fino a tardi (le 4 di mattina). Inizialmente i due gruppi convivono in quella che tutto sommato è una struttura abbastanza grande da permettere due tipi di attività parallele (una per piano ad esempio). Ma le cose non vanno bene e i ragazzi dell'associazione se ne vanno a causa di liti e incomprensioni. Ora il nuovo Rialto è al ghetto, ma qualcosa è cambiato in questi anni...
Già le prime volte che ci siamo andati siamo rimasti perplessi dalla fila fuori. E dicevamo: "Vuol dire che dentro deve essere una figata!". Entrando sentivi qualcosa di strano... Ma siamo davvero in un centro sociale? Uno di quei CSOA dei bei tempi andati? Qualcosa non torna. La musica è elettronica, non meglio definita. In una saletta più piccola elettronica un po' più melodica, per chi vuole ballare e non è sotto trip.
Le consumazioni sono parecchio care, ma il vino costa poco...
La gente... ma che gente c'è? All'inizio non ci fai caso, perché c'è anche gente come te. Poi vedi una ragazza strafiga con il vestito che scopre la schiena. Di quelli che hanno almeno l'aria di essere costosi. Senz'altro alla moda. E siamo in un centro sociale.
I locali interni sono carini, ma, da dopo che l'associazione culturale è andata, poco sfruttati.
C'è il servizio d'ordine che controlla, fra l'altro, che la gente non fumi nei locali interni. E poi... e poi hanno questi guanti di pelle senza le dita. Mi hanno detto che sono imbottiti di polvere di piombo o roba simile per fare più male con i cazzotti, ma chissà se è vero.
Inizio ad essere indignato...
La fila fuori è inspiegabile, considerando che dentro c'è gente, ma non tanto da riempire una scuola! Probabile che non vogliano rischiare, visto che sicuramente non sono a norma di sicurezza. Penso che sia il motivo per cui controllano che la gente non fumi dentro.
L'ultima volta che ci siamo andati, dopo aver fatto una fila tipo di quaranta minuti (mai più, neanche se la danno gratis), siamo rimasti giù nel cortile interno che hanno aperto da poco. Carino. Lì becco un pischello con cui ho lavorato che mi racconta parecchi retroscena sul rialto. Lui era amico di quelli dell'associazione. La cosa che mi ha colpito di più è che mi ha detto che i DJ che stavano suonando erano i DJ del Goa (per chi non conoscesse il Goa, ho tratto da internet queste 2 righe; immaginatele lette dalla voce di Radio Montecarlo: "Ambiente iper-curato in stile etno, quel tocco di magia proprio solo dei posti più esclusivi, musica all'avanguardia, star e dj internazionali che fanno a gara per farsi "invitare"; gente veramente "fashion" e serate sempre diverse.". Insomma, un posto di gran classe. E' chic e non impegna...). E siamo in un centro sociale.
Inizio ad essere stupito...
Poi voglio salire; vedo che sulle scale c'è la fila per chi deve entrare; faccio vedere al tizio che ho il timbro, così mi fa passare. Ma non mi fa passare: devo fare la fila! Un'altra volta!
A questo punto tutto mi è apparso talmente assurdo da avere quasi un senso, ma mi sfuggiva quale...
Ormai preso dal delirio della serata mi sono messo a fare la seconda fila, mentre gli altri, giustamente, hanno desistito. Io ho iniziato a guardarmi attorno come se stessi portando avanti una ricerca antropologica. Sono salito su, guardando la gente, come era vestita. Sono andato nella sala da ballo principale e mi sono messo dietro i DJ per vedere, visto che la musica che mettono non riesco ad apprezzarla, se almeno apprezzavo la professionalità: vediamo come lavorano. Campioni. Hanno 3 o 4 software che girano insieme e che fanno loop modificabili in tempo reale. Mettono campioni. Cambiano l'equalizzazione, mettono effetti, aggiungono e tolgono tracce. Ma sono sempre campioni. Se tanto mi da tanto non cambiano il bpm per tutta la serata... Cazzo, mi sembrava sempre tutta uguale questa musica!
Intendiamoci, musica elettronica fatta con i campionamenti non è mica fuori luogo in un centro sociale, ma in un CSOA li pagano i DJ? E se sì, quanto? Un raffronto con il sound system del Goa non ha neanche senso...
Che cazzo succede? Come spiegare in poche parole tutto quello che sta succedendo ai posti di Roma? Ne bastano due di parole: Silvio Muccino.
Mentro sto girando al piano di sopra me lo vedo di fronte e là capisco. Tutto torna: ambiente roma-nord (Parioli, Prati, Balduina, corso Trieste. Zone ricche. n.d.A.), radical-chic di roma-sud, strafighe e toy (coglioni n.d.A.), musica da locale fighetto e ingresso e consumazioni elevate, (che comunque non impediscono che ci siano) file della madonna, all'ingresso e dopo! Mi ha ricordato la Siesta ad Alghero, che aveva al suo interno un altro locale, il Siestino, con tanto di selezione all'ingresso! Tutto questo non ha a che fare con un centro sociale, mi dicevo. Ma dopo aver visto Muccino jr. non c'è più indignazione e sconcerto, ma serena consapevolezza. Epifania viene anche chiamata. Ho realizzato che la mia generazione non è più giovane. I centri sociali non esistono. Quelli che ancora si fregiano di questo epiteto, o sono buchi ignorati da dio e dagli uomini, oppure sono orrendi ibridi da mitologia greca: mezzi zecca, mezzi fighetti, non essendo né l'uno né l'altro, ma prendendo da entrambi gli aspetti peggiori, sia dal punto di vista dell'organizzazione e della gestione, sia da quello dell'ambiente umano (o sub-umano).
Devo lasciare il passo ai nuovi giovani, questi senza ideologia politica (il che è un'evoluzione!), ma per questo anche senza un motivo o un senso di coesione in una città così grande e così dispersiva per antonomasia.
Io sono ancora alla ricerca dei pochi rimasti fra quei posti che quando nacquero, 10 o 15 anni fa, in piena tendenza CSOA, venivano giudicati un po' male, perché allora erano loro gli ibridi: associazioni con tessera, tutto (o quasi) a norma, ma relativamente economici. Un'esempio è il Circolo degli Artisti. Noi andavamo allo Zoobar (casa della pace), un locale abbastanza trasversale dal punto di vista umano, 2 sale, musica black nella piccola e rock-pop nella grande. Ci siamo trovati sempre bene e ogni volta che ci andavamo c'era qualcosa di nuovo o era ingrandito. Forse si era allargato troppo, perché di recente sono stati costretti a sgomberare (probabilmente a causa della pressione fatta alle forze dell'ordine da parte dei locali salsa&co. loro dirimpettai. I bastardi dicono di essere a norma, al contrario della casa della pace, ma stanno scavando il monte dei cocci per ampliare i loro locali; non credo che sia del tutto regolare, almeno eticamente, scavare via detriti e resti di importanza storica come i cocci romani...). Ora lo Zoobar ha riaperto, ma in piena roma-nord, sulla Nomentana. E' destinato a fara la fine di quel sedicente centro sociale chiamato Brancaleone che si trova da quelle parti? Con tanto di servizio d'ordine con l'auricolare, telecamere a circuito chiuso e persino la macchinetta con la luce viola per controllare i soldi all'ingresso? Poco mi interessa, visto che ormai è troppo distante per frequentarlo. Forse un giorno ci andrò, solo per curiosità scentifica, per vedere come sarà diventato.
Mi accingo a girare alla ricerca di locali a Roma, nel tentativo di scoprire se altra gente come me può trovare un suo posto.
O se ormai la scelta è se essere come i pischelli di Amici della De Filippi, o come Muccino (senior o junior, come preferite). C'è differenza, ma l'estrazione è la stessa: siamo rappresentati esclusivamente dai giovani di Roma-nord...
Ho 27 anni. Forse dovrei smettere di fare il giovane?
La televisione generalista tende al minimo comun denominatore. Tutto ciò che tenta di accontentare tutti, soddisfa poco tutti. Una cosa simile sta accadendo ai locali di questa città. Il Rialto è un esempio calzante di questa nuova generazione di locali ibridi che non accontentano nessuno.
Nato anni fa come centro sociale, in un periodo in cui i centri sociali ancora avevano un senso, era stato aperto in pieno centro, per non ben definiti agganci di uno degli occupanti. Anni dopo il gruppo verrà spinto a lasciare quella sede in cambio di un'altra al ghetto. E' un associazione culturale in una ex-scuola. E' aperta solo di giorno, poiché è attigua a un convento o roba simile, insomma ci sono i preti che rompono. Appena arrivati i tizi dell'ex-rialto, inspiegabilmente riescono ad ottenere il permesso di fare musica fino a tardi (le 4 di mattina). Inizialmente i due gruppi convivono in quella che tutto sommato è una struttura abbastanza grande da permettere due tipi di attività parallele (una per piano ad esempio). Ma le cose non vanno bene e i ragazzi dell'associazione se ne vanno a causa di liti e incomprensioni. Ora il nuovo Rialto è al ghetto, ma qualcosa è cambiato in questi anni...
Già le prime volte che ci siamo andati siamo rimasti perplessi dalla fila fuori. E dicevamo: "Vuol dire che dentro deve essere una figata!". Entrando sentivi qualcosa di strano... Ma siamo davvero in un centro sociale? Uno di quei CSOA dei bei tempi andati? Qualcosa non torna. La musica è elettronica, non meglio definita. In una saletta più piccola elettronica un po' più melodica, per chi vuole ballare e non è sotto trip.
Le consumazioni sono parecchio care, ma il vino costa poco...
La gente... ma che gente c'è? All'inizio non ci fai caso, perché c'è anche gente come te. Poi vedi una ragazza strafiga con il vestito che scopre la schiena. Di quelli che hanno almeno l'aria di essere costosi. Senz'altro alla moda. E siamo in un centro sociale.
I locali interni sono carini, ma, da dopo che l'associazione culturale è andata, poco sfruttati.
C'è il servizio d'ordine che controlla, fra l'altro, che la gente non fumi nei locali interni. E poi... e poi hanno questi guanti di pelle senza le dita. Mi hanno detto che sono imbottiti di polvere di piombo o roba simile per fare più male con i cazzotti, ma chissà se è vero.
Inizio ad essere indignato...
La fila fuori è inspiegabile, considerando che dentro c'è gente, ma non tanto da riempire una scuola! Probabile che non vogliano rischiare, visto che sicuramente non sono a norma di sicurezza. Penso che sia il motivo per cui controllano che la gente non fumi dentro.
L'ultima volta che ci siamo andati, dopo aver fatto una fila tipo di quaranta minuti (mai più, neanche se la danno gratis), siamo rimasti giù nel cortile interno che hanno aperto da poco. Carino. Lì becco un pischello con cui ho lavorato che mi racconta parecchi retroscena sul rialto. Lui era amico di quelli dell'associazione. La cosa che mi ha colpito di più è che mi ha detto che i DJ che stavano suonando erano i DJ del Goa (per chi non conoscesse il Goa, ho tratto da internet queste 2 righe; immaginatele lette dalla voce di Radio Montecarlo: "Ambiente iper-curato in stile etno, quel tocco di magia proprio solo dei posti più esclusivi, musica all'avanguardia, star e dj internazionali che fanno a gara per farsi "invitare"; gente veramente "fashion" e serate sempre diverse.". Insomma, un posto di gran classe. E' chic e non impegna...). E siamo in un centro sociale.
Inizio ad essere stupito...
Poi voglio salire; vedo che sulle scale c'è la fila per chi deve entrare; faccio vedere al tizio che ho il timbro, così mi fa passare. Ma non mi fa passare: devo fare la fila! Un'altra volta!
A questo punto tutto mi è apparso talmente assurdo da avere quasi un senso, ma mi sfuggiva quale...
Ormai preso dal delirio della serata mi sono messo a fare la seconda fila, mentre gli altri, giustamente, hanno desistito. Io ho iniziato a guardarmi attorno come se stessi portando avanti una ricerca antropologica. Sono salito su, guardando la gente, come era vestita. Sono andato nella sala da ballo principale e mi sono messo dietro i DJ per vedere, visto che la musica che mettono non riesco ad apprezzarla, se almeno apprezzavo la professionalità: vediamo come lavorano. Campioni. Hanno 3 o 4 software che girano insieme e che fanno loop modificabili in tempo reale. Mettono campioni. Cambiano l'equalizzazione, mettono effetti, aggiungono e tolgono tracce. Ma sono sempre campioni. Se tanto mi da tanto non cambiano il bpm per tutta la serata... Cazzo, mi sembrava sempre tutta uguale questa musica!
Intendiamoci, musica elettronica fatta con i campionamenti non è mica fuori luogo in un centro sociale, ma in un CSOA li pagano i DJ? E se sì, quanto? Un raffronto con il sound system del Goa non ha neanche senso...
Che cazzo succede? Come spiegare in poche parole tutto quello che sta succedendo ai posti di Roma? Ne bastano due di parole: Silvio Muccino.
Mentro sto girando al piano di sopra me lo vedo di fronte e là capisco. Tutto torna: ambiente roma-nord (Parioli, Prati, Balduina, corso Trieste. Zone ricche. n.d.A.), radical-chic di roma-sud, strafighe e toy (coglioni n.d.A.), musica da locale fighetto e ingresso e consumazioni elevate, (che comunque non impediscono che ci siano) file della madonna, all'ingresso e dopo! Mi ha ricordato la Siesta ad Alghero, che aveva al suo interno un altro locale, il Siestino, con tanto di selezione all'ingresso! Tutto questo non ha a che fare con un centro sociale, mi dicevo. Ma dopo aver visto Muccino jr. non c'è più indignazione e sconcerto, ma serena consapevolezza. Epifania viene anche chiamata. Ho realizzato che la mia generazione non è più giovane. I centri sociali non esistono. Quelli che ancora si fregiano di questo epiteto, o sono buchi ignorati da dio e dagli uomini, oppure sono orrendi ibridi da mitologia greca: mezzi zecca, mezzi fighetti, non essendo né l'uno né l'altro, ma prendendo da entrambi gli aspetti peggiori, sia dal punto di vista dell'organizzazione e della gestione, sia da quello dell'ambiente umano (o sub-umano).
Devo lasciare il passo ai nuovi giovani, questi senza ideologia politica (il che è un'evoluzione!), ma per questo anche senza un motivo o un senso di coesione in una città così grande e così dispersiva per antonomasia.
Io sono ancora alla ricerca dei pochi rimasti fra quei posti che quando nacquero, 10 o 15 anni fa, in piena tendenza CSOA, venivano giudicati un po' male, perché allora erano loro gli ibridi: associazioni con tessera, tutto (o quasi) a norma, ma relativamente economici. Un'esempio è il Circolo degli Artisti. Noi andavamo allo Zoobar (casa della pace), un locale abbastanza trasversale dal punto di vista umano, 2 sale, musica black nella piccola e rock-pop nella grande. Ci siamo trovati sempre bene e ogni volta che ci andavamo c'era qualcosa di nuovo o era ingrandito. Forse si era allargato troppo, perché di recente sono stati costretti a sgomberare (probabilmente a causa della pressione fatta alle forze dell'ordine da parte dei locali salsa&co. loro dirimpettai. I bastardi dicono di essere a norma, al contrario della casa della pace, ma stanno scavando il monte dei cocci per ampliare i loro locali; non credo che sia del tutto regolare, almeno eticamente, scavare via detriti e resti di importanza storica come i cocci romani...). Ora lo Zoobar ha riaperto, ma in piena roma-nord, sulla Nomentana. E' destinato a fara la fine di quel sedicente centro sociale chiamato Brancaleone che si trova da quelle parti? Con tanto di servizio d'ordine con l'auricolare, telecamere a circuito chiuso e persino la macchinetta con la luce viola per controllare i soldi all'ingresso? Poco mi interessa, visto che ormai è troppo distante per frequentarlo. Forse un giorno ci andrò, solo per curiosità scentifica, per vedere come sarà diventato.
Mi accingo a girare alla ricerca di locali a Roma, nel tentativo di scoprire se altra gente come me può trovare un suo posto.
O se ormai la scelta è se essere come i pischelli di Amici della De Filippi, o come Muccino (senior o junior, come preferite). C'è differenza, ma l'estrazione è la stessa: siamo rappresentati esclusivamente dai giovani di Roma-nord...
Ho 27 anni. Forse dovrei smettere di fare il giovane?


